La notizia che non fa notizia

Mentre il Pil diminuisce, immagine di un paese che s’impoverisce, i ricchi riprendono a crescere.

MERRIL LYNCH, MILIONARI IN ITALIA AUMENTANO A 179 MILA
(ASCA) – Milano, 22 giu – Aumentano i milionari italiani nell’annus horribilis della crisi: nel 2009 il numero di individui con un patrimonio netto di almeno un milione di dollari e’ salito in Italia a 178,8 mila.

Un valore ancora lontano rispetto ai livelli pre-crisi (i milionari in Italia erano 206 mila nel 2007) ma comunque in aumento del 9,2% rispetto all’anno precedente. Ma il dato che emerge dalla 14ma edizione del World Wealt Report elaborato da Merril Lynch e CapGemini e’ solo all’apparenza positivo: se infatti lo si analizza raffrontandolo al valore del Pil, che nel 2009 ha subito un crollo del 5,1%, il risultato e’ un impoverimento generale della popolazione italiana. Perche’ se aumenta il numero di ricchi e nello stesso tempo diminuisce il prodotto interno lordo, significa che la maggior parte degli italiani e’ piu’ povera rispetto a un anno fa. Ma al di la’ dell’aumento dei milionari italiani – un dato che se da un lato rispecchia una tendenza europea, dove anzi la crescita del numero dei ’super ricchi’ e’ stata ancor piu’ sostenuta (+12,5%) che in Italia, dall’altro risente della normativa nazionale sullo scudo fiscale – il rapporto presentato questa mattina a Milano delinea un quadro a luci e ombre. Non mancano infatti i drivers positivi per i milionari che in Italia possono contare su una capitalizzazione di mercato salita nel giro di un anno del 25,6%, sul crollo del tasso interbancario di breve periodo, sceso dal 4,6% del 2008 all’1,2% nel 2009, sul calo dell’inflazione media dei prezzi al consumo cosi’ come sull’aumento dei prezzi delle unita’ immobiliari. A penalizzare i super ricchi del Belpaese non sono soltanto le ripercussioni della crisi come la caduta del Pil (-5,1%), il crollo delle esportazioni (-25,6% nel 2009), la flessione della produzione industriale (-17,5%) e il calo dei consumi (-1,7%). Sulle loro spalle pesano anche le criticita’ strutturali tutte italiane: l’aumento della spesa per il fabbisogno dello Stato che nel 2009 vola a 382 miliardi di dollari, l’incremento del deficit fiscale che quest’anno raggiungera’ il 5% del pil e il boom del debito, destinato – secondo le stime di Merril Lynch – a raggiungere nel 2011 il valore record del 116,5% del pil.

Precauzioni, se siete in attesa in radiologia

Va detto, ormai anche l’Italia non fa difetto in quanto a istruzioni per l’uso.
Sia che ci si trovi in una toilette di un bagno pubblico, o in attesa per un esame radiologico, c’è sempre un cartello con l’elenco di tutti i problemi nei quali si potrebbe incappare.
Ovviamente, quando di parla di raggi x non si scherza e, quindi, nulla di più normale che vi siano delle avvertenze particolari.

Dopo aver letto l’avviso e di fronte al continuo accendersi e spegnersi della luce rossa che comunica quando all’interno dello studio è in corso una radiografia, ebbene sì, qualche dubbio inizia a venire.
Sì, in effetti eravamo tutti lì in attesa.
In attesa di cosa? Di una radiografia, ovvio. Del resto, non avevamo appena pagato il ticket e ricevuto un numero d’ordine?
Quindi tutto a posto, già sapevano che c’erano persone in attesa rispetto alle quali prendere precauzioni.

Sì, si sta esagerando: è evidente che il cartello si riferiva a ben altro.
Ma allora, perché non scriverlo chiaramente.
Anche perché, sia consentita l’autocritica, senza la traduzione in inglese … chissà? forse sarei ancora lì a riflettere.

Senza provare alcuna vergogna per il termine appropriato, la traduzione letterale dall’inglese all’italiano non consente esitazioni, ed il “Siete in attesa? diventa la più semplice delle domande che avremmo dovuto leggere anche nella parte in italiano: “Siete incinte?
Evidentemente, l’edotto di turno deve aver pensato che scrivere un cartello normale era troppo facile. Perché, allora, non complicarsi la vita?
O forse, vista la pessima composizione grafica che rende di difficile lettura anche l’ultima frase in italiano, siamo di fronte al solito cartello scritto senza prestare molta attenzione. Tanto si sa, noi italiani siamo abituati a ben altre complicazioni.

Tempi di crisi, ma non per tutti

Nonostante la dura crisi economica che ha messo in ginocchio un bel po’ di italiani, il Presidente del Consiglio Berlusconi ci ha sempre incessantemente invitati ad essere ottimisti.
Per alcuni uno statista con la S maiuscola; per altri una sorta di incosciente in grado di chiudere gli occhi di fronte alla realtà.
Nulla di tutto questo, probabilmente.

E sì, tanto ottimismo potrebbe infatti essere facilmente spiegato tenendo conto che al Presidente Berlusconi gli affari non sono per nulla andati male… anzi.
A leggere le sue dichiarazioni dei redditi, nell’ultimo periodo Berlusconi ha avuto modo di guadagnare più degli anni passati. Una sciocchezza: circa 9 milioni di Euro (18 miliardi delle vecchie lire, per intendersi), per un totale complessivo, per l’anno 2009, di oltre 23 milioni di euro.
E come si fa, di fronte a certe cifre, ad essere pessimisti?
E come si fa, a leggere certe cifre, a non essere invidiosi?

Elezioni Regionali: Fateli votare … anche per me

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Egr. Presidente Berlusconi,
mi consenta di ringraziarla per questa sua nuova battaglia in difesa della democrazia contro i soliti burocrati che vogliono applicare leggi che, forse per una svista, nonostante i non pochi anni che l’hanno vista governare, non ha ancora avuto modo di modificare.
Ma come si dice: di necessità virtù.
Quanto sta avvenendo nel Lazio e in Lombardia ha infatti messo in evidenza una grave lacuna che va immediatamente colmata con un provvedimento su misura: consentire agli elettori di votare anche per chi potrebbe non essere in regola con le leggi vigenti.
Basta firme. Basta certificati. E basta pure scadenze perentorie, neanche si fosse di fronte ad una bolletta del gas o della luce non pagata; o l’assicurazione dell’auto o un bando di concorso per un posto di lavoro.
Che sia chiaro una volta per tutte: il voto sana tutto, perché gli elettori ben sanno cosa è giusto o non è giusto votare.
Ed è con questo spirito, quindi, che mi attendo da lei e il suo Governo un atto che consenta di superare tutti i formalismi: elezioni libere per tutti, anche per la lista che intendo presentare.

Sì, lo so, non ho ancora un programma.
Ma chi è che ce l’ha?
La Polverini o la Bonino pari sono. Un bel giorno sono state candidate, non si sa bene da chi e non si sa bene per fare cosa, con buona pace dei militanti di base che neanche hanno avuto modo di poter esprimere la loro opinione.
Gli hanno detto di fidarsi e loro lo faranno. E quelli del PD, per essere sicuri sino in fondo, lo hanno pure scritto sui manifesti: ti puoi fidare.

Certo, al momento non ho neanche i nomi del listino; come non ho i nomi dei candidati delle liste che potrebbero sostenermi.
Ma cosa vuole che sia. Del resto, lo ha pur visto a quali problemi si va incontro nel dover decidere per tempo quali candidati presentare: uno neanche può cambiare idea all’ultimo minuto, che t’arriva il giudice bolscevico che non ti ammette la lista perché gli uffici hanno ormai chiuso. E che diamine, neanche si fosse in coda alla posta per pagare un bollettino, che quando i numeri sono finiti sono finiti.
Ma insomma, siamo noi o no i padroni delle liste?
Si può sapere che fretta c’è?
Oggi, o tra un mese, ma cosa gli cambia, al giudice stipendiato con le nostre tasse, se Pinco viene cambiato con Panco o viceversa?
“Candidati nostri” e di chi deciderà di votarci, potremmo dire.

Per concludere, Sig. Presidente, non vedo l’ora di poter godere anch’io della sua lungimiranza.
Che democrazia sia fatta, anzi no, che giustizia sia fatta: lasciatemi e lasciateli votare anche per me.

Franco Ragusa for President, e che se lo mettano bene in testa quelli lì. Sì, dico proprio quelli lì: quelli di quegli uffici che vorrebbero impedire agli elettori di votarmi.

http://www.riforme.info/editoriali/1113-fateli-votare-anche-per-me

“Terra ribelle” … la Maremma in Argentina

Sì, va bene, ce ne siamo accorti tutti. Viviamo in tempi di crisi e di globalizzazione, per cui: si taglia di qua, si taglia di là, si sposta di qua, si sposta di là… e a chi tocca tocca.
Ed incredibile ma vero, da po’ di anni tocca anche al mondo della cinematografia.

E’ del 24 dicembre una manifestazione davanti la sede RAI di Viale Mazzini per protestare contro il tentativo del Governo di ridurre l’obbligo, per le TV, di reinvestire parte dei proventi pubblicitari in nuovi prodotti d’interesse culturale e nazionale.
Una volta tanto, tutti uniti: maestranze, attori, registi, ecc., con anche i produttori.
Peraltro, soltanto un paio di giorni prima il CDA RAI aveva votato ulteriori riduzioni di spesa per la produzione di Fiction.
Tempi duri per tutti, quindi, ma per alcuni in modo particolare.
Se un film in meno vuole infatti dire meno lavoro per tutti, un film in meno in Italia ma un “film italiano” in più in Argentina vuole dire: meno lavoro solo per chi non parte.
E chi è che parte?
Pochi, veramente pochi, se non addirittura soltanto il regista e qualcuno di produzione.
E’ il caso, ad esempio, della fiction “Terra ribelle”, prodotta dalla RAI ed interamente girata in Argentina con una troupe per il 99% argentina.
Certo, a volte per motivi di copione c’è la necessità di andare in luoghi ben precisi, ma non è questo il caso.
La fiction in questione, infatti, è ambientata niente poco di meno che nella Maremma dell’800.
Una storia italiana, quindi, di butteri e luoghi caratteristici, prodotta con soldi italiani, per la precisione con soldi dei contribuenti visto che si tratta della RAI, ma girata per intero all’estero e con personale prevalentemente straniero.
Sette, o forse anche undici milioni di Euro di soldi pubblici che, anziché essere utilizzati  per contribuire a tenere in piedi, così come si fa con tutti i settori industriali in periodo di crisi, il sistema dell’audiovisivo italiano (ma non solo, visto che come tutte le attività industriali anche il cinema è in grado di mettere in moto molte altre attività collaterali: alberghi, ristorazione, trasporti, location pubbliche e private, ecc.), sono finiti a fondo perduto nella parte opposta del mondo.

In tutto questo, come dicevamo all’inizio, c’è però qualcuno a cui non va così male.
Dal blog ufficiale della fiction veniamo infatti a sapere della realizzazione di un sogno, quello della regista Cinzia TH Torrini che ha finalmente trovato la soluzione per poter filmare una storia altrimenti troppo costosa per essere girata in Italia.
Beata lei e a chi tocca non s’ingrugna, dirà qualcuno.
E no.
Nulla di personale, ma la Signora Torrini può fare la beata in Argentina grazie ai “nostri” soldi mentre qui in Italia molti professionisti dell’audiovisivo si trovano nella condizione di dover cambiare lavoro. La Signora Torrisi , con i nostri soldi, ora sta soggiornando in un lussuoso albergo argentino anziché in un ottimo albergo in Maremma.
E ciò che più infastidisce, è l’uso ipocrita che viene fatto della “libertà autoriale” per giustificare tutto questo. “Il bello di questo lavoro è la fantasia“, scrive la Torrini nel Blog.
E certamente ce ne sarà voluta molta per riuscire a ricreare la maremma in Argentina, così come ce ne sarà voluta molta per realizzare un prodotto dal sapore italiano senza italiani e parlando un’altra lingua.
Cara signora Torrini, per lei c’è una bocciatura a tutto tondo e non rimane altro che augurare, alla RAi, a Lei e alla società di produzione, un bel flop di ascolti TV.
Anche perché, di questo passo, con simili esempi di come il prodotto lo si riesce a realizzare lo stesso, di soldi per fare film in Italia ce ne saranno sempre meno, alla faccia di noi contribuenti che continueremo lo stesso a pagare per far arricchire poche persone.

ATAC… meglio in inglese

Era un po’ di tempo che non salivo su un autobus delle linee urbane di Roma, ed è quindi con piacere che ho scoperto che avrei potuto acquistare il biglietto a bordo.
Lieto della novità, mi sono soffermato a leggere il cartello sovrastante la macchinetta emettitrice di biglietti e … cosa diavolo c’era mai scritto?

Non vorrei sembrare esagerato, per cui vado direttamente al sodo.

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Testo alla mano, ho cominciato con le ipotesi.
Sì, c’è certamente l’obbligo di viaggiare con il biglietto. Sin qui, quindi, nulla di nuovo rispetto ai tanti avvisi, con tanto di entità della multa per chi viaggia senza biglietto, di cui sono pieni gli autobus dell’ATAC.
C’è quindi una novità, o meglio, una precisazione: se c’è la macchinetta si è obbligati ad avere il titolo di viaggio valido… il biglietto, per intendersi.
Dal che se ne potrebbe allora dedurre che per gli autobus sprovvisti di emettitrice potrebbero esservi ragioni tali da giustificare la mancanza del biglietto.
Sarebbe, per altro, una cosa giusta (avete mai provato a comprare un biglietto quando andate di corsa, e magari è pure un orariaccio, di quelli che prima ti metti in salvo e meglio è? Impossibile riuscirci!), ma sappiamo bene che così non è: tutta colpa dei numerosi avvisi sparsi, come sopra accennato, per tutto il resto dell’autobus.
Ed è a questo punto che la testa ha iniziato a fumare.

Mal comune mezzo gaudio, ed è quindi con enorme piacere che ho notato un altro passeggero, chiaramente un turista, con l’occhio rivolto verso il mio stesso problema: non c’era modo di capirlo scritto in lingua originale, figuriamoci tradotto.
E invece no. Il tizio, senza ombra di dubbio, mostrava di aver compreso il senso dell’avviso.
Possibile che in inglese fosse più comprensibile che in italiano?

Ebbene sì.

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Incredibile ma vero, in maniera estremamente chiara, la traduzione dall’inglese all’italiano non lascia dubbi: I viaggiatori debbono possedere un biglietto valido per tutta la durata del viaggio. Quest’obbligo rimane valido anche in caso di malfunzionamento della macchinetta emettitrice presente sul Bus.

Ora voi direte, ma si può essere invidiosi dei folli artefici che hanno ideato e approvato quell’assurdo rompicapo scritto in italiano?
Sì, se pensate che, con ogni probabilità, guadagnano molto più di voi per fare qualcosa che serve soltanto a loro.

Super Brunetta

Una volta tanto … no, non siamo invidiosi.
Di fronte all’instancabile cacciatore di fannulloni, pagati da noi contribuenti, ci si può soltanto inchinare.
Senza fare rumore però, perché anche Super Brunetta …
Super Brunetta

Super Brunetta

Siamo Invidiosi

Veltroni - Marianna Madia

Veltroni - Marianna Madia

Siamo Invidiosi?

Sì, a volte lo siamo e non c’è nulla di cui vergognarsi, in modo particolare se può servire a smascherare privilegi intollerabili.
Nessun desiderio di alimentare gl’istinti peggiori dell’animo, sia chiaro, o mettere gli uni contro gli altri secondo la triste regola dell’eterna lotta fra poveri.
Tutt’altro: dalla legittima invidia nei confronti di chi è nella posizione di godere di privilegi, un modo diverso e forse anche più efficace per denunziare e contrastare le tante ingiustizie alle quali, alla lunga, si finisce per non fare più caso.
E allora largo all’invidia se questa può ritardare la deriva qualunquista. Basta al “buonismo” che rende solo diarroici e riprendiamo a chiamare le cose con il loro nome.

L’idea di questo “strano Blog”, per onestà va detto, è nata leggendo della ventisettene “Marianna Madia”: capolista del PD a Roma e, quindi, sicura Deputata della XVI legislatura.
Marianna Madia, infatti, non partecipa ad una competizione elettorale. Marianna Madia, da capolista di un grande partito e con un sistema elettorale che non consente agli elettori di esprimere una preferenza, è già eletta. E che Veltroni affermi che andrà ad aiutare tutti i capolista al di sotto dei 30 anni fa solo arrabbiare.
Ma di quale aiuto può avere bisogno un candidato che ha il seggio assicurato e la foto già pronta per il sito della Camera dei Deputati?

Ebbene sì! siamo invidiosi!

Siamo invidiosi che una sconosciuta fra tante e tanti, senza con ciò toglierle alcun merito, grazie ad una legge elettorale che dà potere di vita o di morte ai capi di partito, possa dal nulla vedersi assicurare un seggio nel prossimo Parlamento.
Ma quale tipo di rapporto è mai intercorso tra Marianna Madia e i possibili elettori del PD?
E quelli della militanza a tutto tondo? A macinare volantini e ad imbrattarsi di colla dalla mattina alla sera e nessuno che si sia sognato di chiedergli: che ne pensate di candidare Marianna Madia?

Cara Marianna Madia, qualsiasi cosà di buono riuscirà a fare in futuro, non potrà mai far dimenticare questa sorta di peccato originale. C’è chi parte da zero; chi da anche meno… per lei, con tutta franchezza, è sinceramente difficile calcolare il valore del segno + dal quale è partita.
Per lei, siamoinvidiosi.org esprime una bocciatura senza appello.

Certamente, la lista dei beneficiati dalle leggi elettorali che di fatto costringono gli elettori a beccarsi “l’asino” scelto dall’imperatore di turno è lunga e non riguarda un solo partito.
Nessun problema di par condicio: fuori l’invidia, fuori i nomi … che quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.